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Luglio era ormai nel pieno della sua stagione e il caldo della città era diventato quasi insopportabile. Per questo motivo, Marco e Laura decisero di trascorrere qualche giorno di vacanza in una piccola casa affacciata sul Lago Silente, una tranquilla località immersa nel verde e lontana dal traffico cittadino.
Con loro c’erano i tre figli: Andrea, quindici anni, Luca, dodici, e Sara, tredici anni.
La casa si trovava sopra un piccolo promontorio roccioso e dal piano superiore era possibile vedere gran parte del lago, distante circa cinquecento metri.
Il panorama era magnifico: durante il giorno il sole faceva brillare l’acqua come uno specchio d’argento, mentre la sera il lago diventava scuro e misterioso.
I primi giorni trascorsero serenamente. I ragazzi passavano il tempo tra passeggiate, bagni e giochi all’aria aperta. La prima sera, dopo cena, la famiglia si trattenne in giardino fino a tardi. Quando l’orologio segnò quasi le undici, Laura ordinò ai ragazzi di andare a dormire.
«Domani ci aspetta una giornata lunga», disse sorridendo.
I ragazzi protestarono per qualche minuto, ma finirono per obbedire.
Sara occupava una stanza tutta per sé al piano superiore.
Prima di coricarsi si avvicinò alla finestra per osservare il lago illuminato dalla luna.
Fu allora che vide qualcosa.
In lontananza, quasi al centro dello specchio d’acqua, c’era una luce gialla.
Non era molto grande: sembrava una sfera luminosa sospesa a pochi centimetri dalla superficie. Sara rimase immobile. La luce restò ferma per alcuni secondi, poi, si abbassò lentamente fino a scomparire nell’acqua. La bambina sbatté gli occhi più volte e pensò di aver immaginato tutto. Alla fine chiuse la finestra e andò a dormire.
Il mattino seguente raccontò l’accaduto durante la colazione.
«Ho visto una luce gialla sul lago.»
Andrea sorrise.
«Sarà stata una barca.»
«Non c’erano barche.»
«Allora una stella.»
«Era sull’acqua.»
Marco bevve un sorso di caffè...
...«Sara, probabilmente eri stanca.»
Laura annuì e la discussione terminò lì. Quella sera, però, accadde qualcosa di inatteso.
Andrea e Luca si trovavano nella loro stanza, stavano chiacchierando prima di addormentarsi quando Luca si avvicinò alla finestra.
«Andrea…»
«Cosa c’è?»
«Vieni qui.»
Andrea si alzò.
Sul lago brillava la stessa identica luce descritta da Sara:
una sfera gialla, perfettamente immobile e silenziosa.
Dopo qualche secondo si immerse nell’acqua, sparendo completamente.
I due fratelli rimasero senza parole.
La mattina seguente raccontarono tutto ai genitori.
«Anche noi l’abbiamo vista.»
Marco rise.
«Adesso vi siete messi d’accordo.»
«Papà, siamo seri.»
«Magari era un pescatore.»
«Era enorme.»
Laura cercò di cambiare argomento, ma i ragazzi continuarono a parlarne per tutta la giornata. Nel pomeriggio decisero di raggiungere il lago.
Percorsero il sentiero che scendeva dal promontorio e arrivarono nel punto in cui pensavano di aver visto la luce. Esaminarono la riva e camminarono per quasi due ore, ma non trovarono assolutamente nulla: nessuna traccia, nessun oggetto, nessun segno particolare.
Alla fine tornarono a casa delusi.
Nessuno di loro, però, poteva immaginare che da lì a breve il loro destino sarebbe stato stravolto. Quella stessa notte, infatti, si consumò l'evento che avrebbe ribaltato ogni certezza. La mattina seguente Laura salì al piano superiore per svegliare i ragazzi.
"Sveglia dormiglioni é ora di alzarsi".
Andrea e Luca erano nelle loro stanze, ma Sara no.
Il letto era vuoto, le coperte erano sistemate e la finestra era aperta.
«Sara?» chiamò Laura...
...Nessuna risposta.
Nel giro di pochi istanti, tutti si mobilitarono per cercare la piccola. La ricerca cominciò dentro casa, si estese rapidamente al giardino e ai sentieri vicini, fino a spingersi, con crescente angoscia, verso il lago. Di Sara nessuna traccia.
Passarono le ore. Marco chiamò la polizia, i volontari iniziarono le ricerche e l’intera zona venne perlustrata. Ma la bambina sembrava essere sparita nel nulla.
Andrea e Luca erano sconvolti. Continuavano a ripensare alla strana luce e, più passava il tempo, più erano convinti che le due cose fossero collegate.
Arrivò la sera. Poi la notte e Sara non era ancora stata trovata.
Incapace di prendere sonno, Andrea passò le prime ore della notte a fissare il soffitto.
Verso le due del mattino si riscosse e si affacciò alla finestra.
Un istante dopo, lo stupore gli fece spalancare gli occhi. La luce era tornata.
«LUCAAAA!»
La sfera gialla era nuovamente sul lago, più luminosa che mai.
Questa volta, però, stava avanzando lentamente verso la riva.
I due ragazzi si precipitarono fuori casa e corsero a perdifiato lungo il sentiero. Nell'altra stanza, Marco e Laura sentirono quel forte trambusto di passi che scendevano precipitosamente le scale; allarmati, i genitori scattarono in piedi e si lanciarono anche loro nell'oscurità, inseguendo i figli verso la luce.
La folle corsa della famiglia si arrestò di colpo davanti allo spettacolo che si presentava ai loro occhi. Fluttuando a pochissimi metri dalla riva del lago, sospesa nell'oscurità, c'era una sfera perfetta dal diametro di circa due metri.
La sua superficie non sembrava solida, ma composta da una materia viva di pura luce, che pulsava vibrando nel silenzio della notte e proiettava bagliori distorti sull'acqua immobile.
Rimasti senza fiato, i quattro non fecero in tempo a comprendere cosa stessero guardando quando, all'improvviso, accadde qualcosa di totalmente incredibile e fuori da ogni logica.
Proprio nel cuore di quel bagliore accecante, la superficie della sfera iniziò a incresparsi come acqua, per poi aprirsi lentamente. Da quel varco di luce pura prese forma e si delineò una silhouette minuscola, alta poco più di un metro, che avanzò con passi leggeri e quasi fluttuanti. Quando emerse del tutto, i presenti trattennero il respiro: la creatura mostrava un corpo incredibilmente sottile, quasi fragile, dominato da due occhi enormi, profondi e scuri come una notte senza stelle. Nonostante la situazione surreale, la sua presenza non emanava alcuna ostilità; al contrario, un'inspiegabile sensazione di calma e pace sembrò propagarsi intorno a lei, scacciando ogni intenzione minacciosa.
Dietro alla prima creatura, la luce si increspò di nuovo e, dal nulla, presero forma altre due sagome identiche, che si disposero ai suoi lati come guardiani silenziosi.
Sulla riva del lago il tempo sembrò congelarsi: l'aria divenne densa, pesante, e un blocco di ghiaccio strinse il petto della famiglia. Nessuno riusciva a emettere un suono, nessuno riusciva a muovere un solo muscolo, paralizzati da un misto di terrore primordiale e totale meraviglia. Poi, l'essere al centro spezzò l'immobilità.
Fece un passo in avanti, lento e solenne, sollevò un braccio esile e indicò il cuore pulsante della sfera dietro di sé. Sotto i loro occhi sbarrati, il muro di luce pura si aprì un'ultima volta, lasciando scivolare fuori una quarta figura che avanzava avvolta nei riflessi dorati.
Quando i contorni di quella sagoma si fecero nitidi, il silenzio della notte fu squarciato da un urlo disperato che sembrava nascere direttamente dall'anima: «Sara!»
Quel nome esplose nell'oscurità all'unisono, un unico grido straziante e liberatorio che uscì contemporaneamente dalle gole di Marco, Laura e dei ragazzi, spezzando finalmente la loro paralisi. Ma non ci fu pianto, né terrore nei passi della piccola.
Mentre avanzava uscendo dal cuore della sfera, Sara non sembrava affatto la bambina scomparsa che tutta la famiglia cercava disperatamente tra i boschi.
Non era spaventata, non piangeva, e i suoi vestiti erano incredibilmente intonsi.
Sul suo viso dipinto di luce c'era una calma irreale, un sorriso sereno e profondo, quasi camminasse sospesa in un sogno bellissimo. Guardò i genitori e i fratelli con occhi limpidi e rilassati, come se non fosse mai stata in pericolo, come se quel guscio di luce fosse stato il posto più sicuro dell'universo.
La bambina corse immediatamente verso la famiglia.
Laura la strinse tra le braccia scoppiando a piangere.
«Stai bene? Ti hanno fatto male?»
Sara scosse la testa.
«No mamma.»
«Dove sei stata?»
La bambina guardò le creature.
«Ero con loro.»
Marco rimase senza parole.
«Cosa significa?»
Sara esitò.
«Mi hanno portata in un posto pieno di luce.»
«Ti hanno rapita?»
«No.»
«Allora perché?»
La bambina osservò nuovamente gli esseri.
«Volevano parlarmi.»
«Parlarti di cosa?»
Sara sembrava confusa.
«Non lo so spiegare.»
Le creature si voltarono verso il lago. Una di esse osservò per un istante i tre ragazzi, poi alzò lentamente una mano in segno di saluto. Sara fece lo stesso.
Subito dopo gli esseri rientrarono nella sfera.
La luce iniziò a brillare sempre più intensamente.
Per qualche secondo rimase immobile, poi si sollevò dall’acqua.
Dieci metri, venti metri, cinquanta metri... in assoluto silenzio.
Andrea, Luca e Sara la seguirono con lo sguardo.
La sfera accelerò improvvisamente e attraversò il cielo notturno lasciando dietro di sé una lunga scia dorata. Poi diventò sempre più piccola, sempre più lontana, fino a scomparire completamente tra le stelle. Per alcuni minuti nessuno disse una parola.
Il lago tornò silenzioso, come se nulla fosse mai accaduto.
A distanza di anni, il tempo non ha scalfito nemmeno un dettaglio della memoria di Andrea, Luca e Sara. Quella notte è rimasta impressa nelle loro anime come una ferita di luce pura.
Non hanno mai scoperto l'origine di quelle creature, né il motivo per cui, tra miliardi di anime, avessero scelto proprio la piccola Sara come custode del loro segreto.
Eppure, c'è un legame invisibile che ancora oggi unisce i tre fratelli, una certezza assoluta che condividono senza bisogno di parlare. Poco prima che la sfera si sollevasse, evaporando nel tessuto del cielo stellato, il silenzio della notte non fu rotto da un suono, ma da un brivido telepatico. Una voce sconosciuta, calda e immensa, risuonò all'unisono nei loro pensieri, lasciando un'impronta indelebile che li accompagna in ogni giorno della loro vita adulta.
Una promessa sospesa nel tempo, racchiusa in poche, semplici parole:
«Torneremo quando sarete pronti.»
FINE