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I dischi di BAIAN-KARA-ULA

Disco di Baian-Kara-Ula
Disco di Baian-Kara-Ula

1937: la scoperta

Durante una spedizione nell’impervia area di Baian-Kara-Ula, una catena montuosa che corre lungo il confine Cinese/Tibetano, l’archeologo Chi Pu Tei scoprì diverse cave all’interno delle quali furono rinvenuti scheletri che presentavano strane caratteristiche.

Il cranio era enormemente grande rispetto al resto del corpo e l’altezza media si aggirava attorno a 4 piedi e 4 pollici.

 

( 1 piede=33 cm circa; 1 pollice=2,54 cm)

 

Ma la particolarità della scoperta, oltre agli scheletri, consisteva nel rinvenimento di dischi di pietra ( diametro di circa 1 piede con uno spessore di circa 1/3 di pollice ) sui quali era incisa una sorta di antica e sconosciuta scrittura.
Questi dischi raccontavano la storia di un'astronave extraterrestre malamente atterrata nella zona montagnosa di Baian-Kara-Ula 12.000 anni fa.

I giornali occidentali presero la notizia come "propaganda comunista", ma un operatore turistico tedesco ha confermato la storia: i dischi esistono.

Lentamente, le montagne di Baian-Kara-Ula, lungo il confine Cina-Tibet, iniziarono a rivelare i loro segreti agli archeologi.

Gli scienziati scoprirono una intricata rete di gallerie interconnesse. In una di queste apparvero, ordinatamente allineate, le tombe di una razza che appariva alquanto particolare: esseri umani di dimensioni molto minute, eccetto i teschi, sproporzionatamente grandi.

All'inizio, gli scienziati credettero che le grotte fossero tane di scimmie; ma il loro dirigente, il Prof. di archeologia Chi Pu Thei, sottolineò di non aver mai sentito parlare di scimmie che inumano i loro morti. Durante il disseppellimento dei corpi, un archeologo recuperò un disco di pietra dal fondo di una fossa.

Gli studiosi si raccolsero attorno all'artefatto, rigirandolo in ogni direzione, cercando di capirne il significato. Un foro circolare nel mezzo, e una spirale incisa verso l'interno o l'esterno, comunque la si volesse guardare, erano le uniche apparenti caratteristiche. Un'ispezione più accurata mostrò che le scanalature, in realtà, erano una linea di piccole incisioni o segni. Ogni disco poteva quindi essere un "libro litico" ma, all'epoca della scoperta, nel 1938, nessuno possedeva un dizionario capace di interpretarlo.

Tutti i dischi vennero raccolti insieme agli altri reperti ritrovati nell'area e non si vide ragione di considerarli speciali, erano solo bizzarri. I dischi vennero conservati a Pechino dove, per i successivi vent'anni, un grande numero di esperti cercarono di interpretarli, ma inutilmente. Solo nel 1962 il Prof. Tsum Um Nui finalmente vi riuscì, e apprese l'incredibile messaggio contenuto nei dischi. Egli annunciò le sue scoperte ad un piccolo gruppo di amici e colleghi, ma il grosso pubblico sarebbe stato sempre tenuto, deliberatamente, all'oscuro, in quanto le autorità ritennero più prudente non annunciare le scoperte del professore, al punto che l'Accademia di Preistoria di Pechino gli proibì di pubblicare qualunque notizia in merito ( un cover-up "made in China" ). Così, dopo 2 anni di totale frustrazione, il professore e 4 suoi colleghi furono autorizzati a pubblicare il risultato della loro ricerca, che chiamarono "Rapporto su un'astronave che, come riportato sui dischi, discese sulla Terra 12.000 anni fa".

I dischi trovati nella grotta, 716 in tutto, raccontavano la storia degli abitanti di un altro mondo bloccati sulle montagne di Baian-Kara-Ula. Le intenzioni pacifiche di questi esseri non furono compresi dalla popolazione locale.

Molti di loro vennero inseguiti e uccisi dai membri della tribù Han, che vivevano nelle grotte vicine. Il professor Tsum Um Nui lesse alcune righe della sua traduzione:

 

"I Dropa sbucarono dalle nubi con i loro aeroplani.

Prima dell'alba i nostri uomini, donne e bambini si nascosero nelle grotte per dieci volte. Quando alla fine capirono i segni del linguaggio dei Dropa realizzarono che i nuovi arrivati avevano intenzioni pacifiche..."

 

Un'altra parte del testo dice che gli Han furono dispiaciuti che i Dropa fossero precipitati in quella zona impervia e che non fossero in grado di costruire un nuovo veicolo per tornare al loro pianeta. Ma i colleghi, totalmente increduli, derisero Tsum Um Nui e tale atteggiamento indispettì il professore che decise di trasferirsi in Giappone dove morì qualche anno dopo.

Dopo 25 anni altri archeologi raccolsero nuovi elementi sul sito dove era stata effettuata la scoperta in base ai quali la storia, come appariva nella traduzione di Tsum Um Nui, poteva risultare corretta. Leggende, che ancora circolavano a quel tempo, parlavano di uomini bassi, senza capelli, di colorito giallo, che "erano discesi dalle nubi molto tempo prima".

Quegli esseri avevano grosse e nodose teste su piccoli corpi ed erano mostruosi a vedersi, secondo gli abitanti locali che li avevano inseguiti a cavallo. La loro descrizione coincideva con le caratteristiche dei corpi che il professor Chi Pu Thei recuperò nel 1938. All'interno delle grotte furono trovate pitture murali che indicavano il sorgere del Sole, la Luna, stelle non identificate e la Terra, tutte interconnesse da linee punteggiate.

I dischi e i contenuti delle grotte furono datati a circa 10.000 anni prima di Cristo. Le grotte erano ancora abitate da due tribù che si autodefinivano Han e Dropa, questi ultimi alquanto strani. Alti a malapena un metro e trenta, non erano né cinesi né tibetani e gli esperti brancolavano nel buio in merito all'individuazione del loro ceppo etnico.

Il rapporto sulla traduzione dei dischi, pubblicato nel 1964, non avrebbe segnato la fine di questo mistero, infatti altri privati ed organizzazioni di ricerca se ne stavano interessando.

I dischi furono esaminati da scienziati sovietici, che dopo aver rimosso parti di "sporcizia" e condotto analisi chimiche, rimasero di stucco nel constatare che i dischi contenevano quantità piuttosto alte di cobalto e di altri metalli.

Furono quindi messi in rotazione su una macchina simile ad un fonografo. Attivato il dispositivo, i dischi "vibravano" o "ronzavano" come se una carica elettrica passasse attraverso il disco ad un ritmo particolare o che, come disse uno scienziato sovietico, "essi facessero parte di un circuito elettrico". Era la prova che, in qualche modo, un tempo i dischi erano stati esposti ad elevate cariche elettriche. Poco dopo la decifrazione di Tsum Um Nui, alla fine degli anni '60, esplose la rivoluzione culturale in Cina, e nessuno si occupò più di quei dischi e del loro messaggio.

Nel 1974 l'ingegnere austriaco Ernest Wegerer si imbatté in due dischi nel Museo Bampo di Xiang e li fotografò.

Fu però Hartwig Hausdorf, nel marzo 1994, a cambiare la situazione. Assieme all'amico Peter Krassa partirono per la Cina alla ricerca dei dischi. Tra mille difficoltà - il direttore del museo, a causa della foto concessa a Wegerer era stato destituito e i dischi erano stati rimossi dalle sale del museo, ma l'ostinazione di Hausdorf, arrivato fino in Cina per quei dischi, infine vinse, ma gli fu mostrata solo una copia ingrandita di quei dischi. Raccolsero anche la storia di un inglese, il Dott. Karyl Robin-Evans, a cui avevano mostrato un disco in pietra che credeva fosse stato trovato in Nepal.

Il disco aveva il raggio di 12 centimetri e lo spessore di 5 centimetri. Il professore aveva posto il disco su una bilancia-registratore, che mostrava come nello spazio di tre ore e mezza il disco, apparentemente, guadagnava e perdeva peso.

 

Come poteva un disco di pietra cambiare peso?

 

Robin-Evans si mise allora in viaggio verso le montagne della Cina, alla ricerca della tribù Dzopa.

La regione di Baian-Kara-Ula non aveva risentito molto dell'invasione cinese. Robin-Evans riuscì a raggiungere la meta e a guadagnarsi la fiducia della gente Dzopa.

Aveva con sé un linguista, che gli insegnò i rudimenti della lingua Dzopa e Lurgan-La, il capo religioso degli Dzopa, gli raccontò la storia della sua tribù, il cui pianeta natale si trova nel sistema di Sirio. Lurgan-La gli spiegò che due missioni erano state inviate sulla Terra, la prima 20.000 anni fa, la seconda nel 1014 prima di Cristo. Durante quest'ultima visita alcune astronavi precipitarono e i sopravvissuti non furono più in grado di lasciare la Terra: gli Dzopa erano i discendenti diretti di questa gente. Tra i beni di Robin-evans vi era un'incredibile fotografia: La coppia reale Hueypah-La e Veez-La.

Erano alti rispettivamente 1,2 e 1,07 metri!

Non solo le loro dimensioni corporee erano inusuali, ma lo era anche la loro fisionomia. Era importante pure stabilire se i "Dropa" e gli "Dzopa" costituissero una sola tribù oppure appartenessero a nuclei diversi, una controversia di cui Robin-Evans sembrava fosse al corrente.

Sebbene il termine "Dropa" rappresentasse la corretta sillabazione, "Dzopa", o piuttosto "Tsopa" era più vicino alla pronuncia esatta della parola. Restavano due problemi:

 

  1. la datazione dei dischi di pietra, 12.000 anni fa, non coincideva con le affermazioni del capo religioso, 20.000 anni fa e 1014 anni prima di Cristo.
  2. Inoltre, i dischi sembravano contenere descrizioni contraddittorie: parlavano di individui appartenenti alla tribù Dzopa nel riferirsi ai Dropa e i dischi erano stati scritti dai Dropa.

 

Forse alcuni locali si mescolarono ai Dropa?

O le informazioni furono in qualche modo alterate?

 

Sebbene Hausdorf, Krassa e Robin-Evans non sono stati in grado di spiegare queste contraddizioni, altri ricercatori potranno contribuire a chiarire gli aspetti ancora oscuri di questo caso. Hausdorf è stato comunque in grado di provare che i dischi di pietra e la tribù Dzopa sono realmente esistiti.

E questa storia potrebbe portare a nuove più importanti scoperte.

 

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